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IL BENE COMUNE NEL CASO ALDOVRANDI

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un gruppo di poliziotti l’altro giorno ha manifestato contro la condanna subita dai propri colleghi accusati della morte del giovane federico aldovrandi e proprio sotto le finestre della madre di federico: proprio a favore dei colleghi e contro la famiglia della vittima, quindi.
queste persone sono cittadini come federico, la madre, i loro colleghi e tutti noi. per questa appartenenza alla repubblica sono anche loro tenuti al perseguimento di uno scopo preciso: il bene comune. perseguire il bene comune è il loro dovere di cittadinanza perchè sul bene comune si fonda l’ordine istituzionale che, tra l’altro, per professione devono tutelare. anche la repressione del crimine trova giustificazione solo in questa funzione istituzionale della polizia: reprimere per ripristinare e, quindi, solo sotto la sorveglianza ed il controllo di un altro potere dello stato, la magistratura.
l’uso della forza è solo affidato alle forze dell’ordine.
richiamo con forza questi concetti fondamentali ed elementari di convivenza civile perché l’episodio in discussione ne testimonia lo smarrimento, oltre la morte di federico. ciò è sempre grave, sempre, persino in tempo di guerra, ma maggiormente oggi quando il corpo sociale è prossimo a convulsioni causate da una febbre finanziaria che sta aggredendo il tessuto sociale. quando la perdita del lavoro e della casa non saranno più materia da tavolo interistituzionale, ma soggettiva percezione di minaccia alla propria vita individuale in un numero così grande di persone, cosa accadrà?
accadrà che il delirio si impossesserà di centinaia di migliaia di persone nello stesso tempo. accadrà che la mente di tutte queste persone vacillerà nello stesso momento e reagirà nella maniera più primitiva a disposizione: la violenza.
ora è facile immaginare quale sarà il segnale minaccioso che per primo la massa incontrerà: le forze dell’ordine. fosse solo perchè sono “forze” e solo perchè saranno schierate per le strade, esse appariranno immediatamente come l’incarnazione della minaccia mortale che incombe su chi è ad un passo dalla fossa. in quel frangente quale sarà il dovere della polizia, e di tutte le forze dell’ordine? sempre lo stesso: usare la forza per tutelare l’ordine pubblico e perseguire il bene comune. anche in quelle situazioni così convulse e febbrili le forze dell’ordine non dovranno assolutamente smarrire i fondamenti, gli elementi della convivenza civile che definisce il loro dovere istituzionale. come un amorevole genitore cerca di contenere l’agitazione di un figlio preda di convulsioni, stringedolo con forza e forzando un cucchiaio in bocca per evitare danni alla lingua e somministrando con un clistere il farmaco anticonvulsivo di primo soccorso, così i polizzioti dovranno amorevolmente contenere le convulsioni della massa preda non della febbre, ma dell’accecante disperazione di chi si sente prossimo alla morte fisica; dovranno dosare la propria forza perchè sia virile abbraccio e non bestiale morsa; dovranno maneggiare armi e manganelli con la professionalità e la cura con cui il pietoso medico maneggia gli strumenti chirurgici. nel momento in cui sembrerà loro che l’intero popolo italiano vuole cancellare il patto di cittadinanza che ci unisce, dovranno loro mettere in campo tutta la professionalità ed il senso del dovere di cui sono certamente dotati per tutelare, mantenere e ripristinare quel patto col quale cerchiamo il bene comune. dovranno farlo loro, specialmente i loro dirigenti, perchè in quei frangenti si esalterà il loro ruolo.
di fronte a questa prospettiva allora la manifestazione dell’altro giorno legata alla morte di federico aldovrandi deve allarmare perchè il razionale comportamento richiesto ai poliziotti persino in un frangente convulso come la manifestazione di piazza degenerata in tafferuglio, è stata smarrito in un frangente di assoluta ordinarietà, seppur tesa. il ministro degli interni ha, quindi, il dovere di intervenire persino con provvedimenti disciplinari proprio perchè quella manifestazione ha incrinato seriamente l’affidabilità di persone alle quali affidiamo, come membri dello stato democratico, l’uso della forza.

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2 commenti

  1. Silvio Torre ha detto:

    L’uniforme, con la responsabilità dell’essere armato e del poter usare la forza (quando è realmente necessario) porta con se i colori della bandiera, la rappresentanza delle istituzioni democratiche, l’essere “Stato”.
    Tanto basta a che, con orgoglio, si debba rivendicare un comportamento “esemplare”, che vada ben oltre quello del comune cittadino, che sia d’esempio ai più giovani, di conforto agli anziani e di certa sicurezza a chi vive e lavora per permettere l’esistenza stessa della nazione.
    Quei “signori” hanno scientemente violato le regole più elementari relative al proprio ruolo ed all’umana, cordiale, convivenza nei luoghi che dovrebbero tutelare e proteggere.
    Dovrebbero tornare a scuola, o lasciare l’incarico, i responsabili in catena di comando essere puniti ed isolati a lungo in incarichi con ridotta responsabilità od allontanati del tutto dai corpi rappresentativi delle istituzioni.

    • Gabriele Alfano ha detto:

      quoto al 100%
      come scrisse de andrè: lo stato si indigna, si sdegna e poi getta la spugna con gran dignità. il m5s sta dicendo basta proprio a questi atteggiamenti da paravento.

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