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UNA VOLTA L’IMPERO ASBURGICO, OGGI IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

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nulla di nuovo sotto il sole, dunque, per il nostro disgraziato paese. duecento anni fa era in balia dei francesi di napoleone e dei tedeschi di metternich, oggi dei francesi di hollande e dei tedeschi della merkel.
quando nel 1848 a milano si consumavano le storiche “cinque giornate” ossia l’insurrezione popolare dei milanesi contro i dominatori asburgici, carlo cattaneo, protagonista e testimone degli eventi, constatò ciò:
“una fazione retrograda, sopravvissuta a tutte le glorie di napoleone, accolse come una buona ventura l’invasione austriaca (del 1814, ndr); vide nelle armi straniere la salvezza d’ogni vieto pregiudicio; vi sperò perfino uno strumento di dominio. ignare delle alte ragioni di stato, immemore della dignità nazionale, ella sognò di tenersi gli austriaci a modo d’una guardia di svizzeri. vedendo i loro battaglioni invadere le sue città, plaudiva dicendo: ecco i nostri soldati; essi ci salveranno dalla rivoluzione” (cattaneo, l’insurrezione di milano, edizione speciale per il 150° anniversario dell’unità d’italia, luglio 2011, coop, pag. 39).
la fazione retrograda di cui parla cattaneo era l’aristrocrazia milanese. questi nobili avevano il massimo orrore della rivoluzione che all’epoca significava affermare con la violenza la società borghese sublimata dalla rivoluzione francese. il loro  terrore era la perdita del potere a favore di un governo borghese e parlamentare che, in quegl’anni, era il massimo della democrazia immaginabile. pur di mantere la propria posizione dominante i patrizi milanesi preferivano dissanguare lo stato del lombardo – veneto a favore delle casse dell’imperatore; preferivano mandare in guerra i propri connazionali con la divisa austriaca ossia nell’interesse di vienna; preferivano dirsi sudditi piuttosto che cittadini.
le analogie con l’italia odierna abbondano, dunque, in questo confronto triste. anche oggi il paese è dominato da una classe inamovibile ed arrogante, aristocratica, ma senza nobiltà (che secondo il parini mancava anche allora). anche oggi il bilancio dello stato è gravato di debiti esorbitanti dovuti in gran parte agli stranieri. anche oggi i soldati italiani vanno a morire sotto le insegne degli stranieri (nato, soprattutto). anche oggi la casta preferisce dirsi suddita dell’ue anzichè concittadina degli italiani (l’approvazione del fiscal compact sta lì a dimostrarlo).
come finirà? secondo me finirà molto male perchè a differenza del 1848 oggi in europa non c’è una contrapposizione tra potenze, ma piuttosto un accordo franco – tedesco per cui ci manca e ci mancherà l’appoggio dell’una contro l’altra come avvenne allora. questo accordo, atteso da almeno due secoli, ci vuole sottomessi agli interessi loro che si rendono conto di dover competere sullo scenario globale con potenze come usa e cina. presto il peso schiacciante del debito ci costringerà a chiedere soldi al fondo monetario internazionale che in cambio vorrà le rimanenze della fu settima potenza economica mondiale. a quel punto l’asse franco – tedesco o ue che dir si voglia, farà degli italiani i propri camerieri.
forse c’è ancora qualcosa che possiamo fare: unirci. diventare finalmente cittadini italiani e abbandonare, finalmente, al suo destino la casta, ma questo vuol dire smetterla di aspettare i favori e i favoritismi dei grossi e piccoli potenti che dominano la scena. significa smetterla di fare le pecore e i clienti dietro il politico di turno perchè alle sue spalle c’è la piramide del potere italiota. significa accettare una vita senza protettori e raccomandazioni perchè servono a tenere in piedi questa piramide di potere il cui vertice fa i favori veri solo agli stranieri. diventare padroni di se stessi implica, dunque, diventare anche responsabili di se stessi.
noi italiani possiamo ancora farcela?
e perchè no? possiamo fin da subito riprenderci in mano le nostre istituzioni repubblicane e cominciare ad autogovernarci. dobbiamo dotarci di una classe dirigente (politici e alti dirigenti pubblici e privati) dedita alla repubblica italiana, a quel principio repubblicano che ti obbliga a sacrificare gli interessi della tua organizzazione (partito, uffio o impresa che sia) agli interessi della repubblica sempre e comunque. una tale repubblica potrà farsi davvero promotrice della pace interna ed internazionale, il valore più grande che abbiamo ereditato dalla generazione di italiani che versò il sangue per la costituzione repubblicana. solo una tale repubblica potrà attuare questo progetto di progresso che abbiamo il dovere di perseguire in quanto esseri umani.

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