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Tutto giusto. Adesso allacciate le cinture di sicurezza.

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Al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha prevalso il NO con il 70% dei voti e una affluenza prossima al 60%.
Per i nostri figli abbiamo il dovere di essere pragmatici uomini di principio e, quindi, evitare discussioni sui massimi sistemi che ora come ora sono intoccabili.
I fatti, a mio parere, sono che hanno vinto coloro che hanno macinato migliaia di chilometri e di ore per incontrare i cittadini faccia a faccia e, quindi, i grillini, i cattolici di gandolfini, i leghisti meloniani (sotto l’occhio compiaciuto di dalema e berlusconi. che ora sperano di domarli). Costoro hanno avuto contro il presidente – segretario e basta: il quale ha fatto pure quel paio di errori tattici da dilettante che tutti sappiamo. Può sembrare paradossale, ma nell’epoca dei social network le campagne propagandistiche si vincono in piazza, con i comizi. Per me è uno spettacolo già visto: quando fui candidato al Senato nel 2013 per il simbolo brevettato da Grillo, persi il conto dei banchetti, assemblee pubbliche, raccolte di firme (non copiate!) e comizi che facemmo. In compenso guadagnammo il 25% dei voti alla Camera e diventammo di colpo il primo partito in Italia (il Pd aveva, però, la coalizione più votata e premiata). Quest’anno, poi, la Clinton e Trump hanno conquistato le candidature battendo non tanto i colleghi di partito, quanto centinaia di migliaia di chilometri sfangati per fare comizi praticamente dappertutto. Con grande scorno degli analisti politici che studiavano la rete (e, dopo, si sono pure incazzati con l’ottimo Zukemberg e il suo Facebook). La Brexit, infine, l’ha vinta Farage che è amico sia di Trump sia di Grillo, guarda caso, e ne condivide tattiche e tecniche di propaganda.
In questo referendum i vincitori hanno, ahimè, un solo attributo in comune: una diuturna campagna on the road.
La lezione, dunque, per me è che la rete serve, ma non a vincere le elezioni, specie se va di moda il voto di pancia: i cittadini elettori vogliono vederti in faccia perchè sospettano, anche a ragione, che da tv, giornali e internet arrivino patacche ben fatte, ma poco distinguibili dalle promozioni commerciali e dagli spot pubblicitari. Ti vogliono guardare negli occhi e sono certi di saperti leggere in essi quello che davvero pensi: se c’hai lo sguardo magnetico il gioco è fatto, pure se gli avversari hanno in mano la tv pubblica, i giornali mainstream e una squadra di webmaster con i controfiocchi.
Adesso che gli elettori hanno voluto blindare la repubblica della manfrina delle consultazioni non resta altro che sedersi in poltrona, allacciare le cinture di sicurezza e goderci l’atterraggio: la periferia del mondo globalizzato ci aspetta.
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